Travel agility: viaggiare dentro le storie

Una giornata a Roma, partendo dal quartiere di San Giovanni. A Roma ci sarò stata decine di volte ma sempre con gli occhi della turista e con la smania di vedere tutto quello che nella città eterna c’era da vedere e ogni volta mi sembrava mi mancasse un pezzo. Avevo la netta sensazione che solo se fossi riuscita a mettermi in tasca il luogo che stavo visitando potevo avere la certezza di averlo visto davvero. Hai mai avuto lo stesso pensiero in uno dei tuoi viaggi?

L’incontro con “La scuola del viaggio”

Poi c’è stata la svolta, ho conosciuto Claudio Visentin e proprio quando il mio libro lo avevo in testa, era nella mia testa, nei miei pensieri, leggevo ogni cosa che avesse a che fare con l’Intelligenza Artificiale e con l’Intelligenza Emotiva, volevo capire. Stavo cercando di capire quelle che erano davvero le agilità importanti per gestire questo mondo o meglio, questa ondata di trasformazione, quello da cui fuggiamo e allo stesso tempo ne siamo attratti.

Ci sono cose che ci attraggono e allo stesso tempo di fanno paura

Mi sembrava la stessa sensazione che da teenager provavo quando con gli amici volevamo vedere un film dell’orrore. Averne paura insieme era elettrizzante, poi a casa da sola controllavo dieci volte se sotto il mio letto non ci fosse stato qualche zombie strano che con la sua mano mi avrebbe afferrato il collo proprio dopo aver spento la luce. Eppure continuavo a vedere i film dell’orrore, chiaramente mai e poi mai da sola e questo pur sapendo che poi nella mia stanza quella notte ci sarei dovuta ritornare ed il rito scaccia zombie sarebbe ripartito.

Questa è la sensazione che avevo mentre pensavo al mio libro e mi guardavo attorno, tutti attratti dai film di fantascienza, quelli sull’Intelligenza Artificiale, da Terminator in poi, quasi fossero diventati i nuovi simboli della paura umana. Il libro lo avevo in testa, doveva solo uscirmi, in qualche modo, come quella mano da sotto il letto, magari un po’ meno putrefatto, almeno questa era la mia speranza.

Viaggiare, scrivere, leggere e unire i puntini

Finito il fascino adolescenziale per i film dell’orrore mi sono fatta sedurre dai viaggi e in viaggio ho sempre scritto: diari, taccuini, pezzi di carta, pensieri, osservazioni, poesie, righe e righe di inchiostro, pagine che poi perdevo e a volte ritrovavo sudice ricoperte di qualche snack smaciullato che era rimasto in fondo allo zaino, a volte le dimenticavo ma dentro quelle righe di inchiostro stavo seminando quelli che sarebbero stati i miei puntini, i miei #connectingthedots. Non sapevo che li avrei chiamati in quel mondo anche nel mio libro fino a quando non ho visto e rivisto il famoso video con lo Speech di Steve Jobs alla Stanford University. Mentre guardavo quel video quei puntini si sono collegati e uniti, in una ragnatela che ancora non aveva un senso ma presto lo avrebbe avuto. Mi mancava ancora un pezzo. Perché avevo la sensazione che durante i miei viaggi non potevo mettermi nessun luogo in tasca?

Viaggiare e scrivere, due passioni che non mi hanno mai abbandonata e leggere leggere leggere, fino ad addormentarmi con il libro tra le coperte. Un’abitudine che non ho mai perso e se non trovo il mio ultimo libro so dove andare a cercarlo.

Da Gulliver, la libreria di Luigi Licci a Verona ho visto la locandina: La scuola del viaggio, scrivere di viaggi con Claudio Visentin. Nel 2009 avevo frequentato la scuola serale di scrittura di Barricco ma non avevo mai finito il romanzo che volevo scrivere. Chissà, forse non era quello il mio genere e così mi sono iscritta, senza pensarci un attivo.

Un luogo non lo puoi mettere in tasca, ma le sue storie sì

Da settembre a gennaio 2018. Ci avevo messo un po’ ma a dicembre avevo capito: un luogo non lo puoi mettere in tasca, ma una storia sì, se viaggi dentro le cose e soprattutto dentro le persone. E per farlo devi essere tremendamente agile, cognitivamente ma anche socialmente, devi andare oltre la tua zona di comfort, devi parlare con le persone, conoscere le loro storie, perché qualsiasi luogo è fatto solo di pietre e strade inanimate, ma se dentro annusi i profumi delle storie allora quel luogo saprà raccontarti un pezzo del suo passato, del suo presente ma anche del suo futuro.

Clara e i suoi 85 anni: la tecnologia non ha età

Così è stato in quella piazzetta di San Giovanni. Mi stavo godendo il sole ma volevo anche un parrucchiere, la mia amica Claudia Olivati (per chi non lo sapesse a lei ho dedicato il mio libro) non posso portarla sempre con me come vorrei (visto che solo la sua piega è perfetta e non sarà mai sostituita da un robot). Vedo questa signora anziana seduta di fronte a una signora di circa cinquant’anni, rumena o forse moldava, e le chiedo se sapeva suggerirmi un parrucchiere del quartiere. Certamente non si faceva fare i capelli dalla sua badante, ho pensato, e mi sembrava una signora molto elegante e distinta. La mia riflessione era stata questa: quella sera avrei avuto la presentazione del mio libro in Facebook e non potevo andarci in disordine.

Ma certo, vai da Paolo e digli che ti manda la Signora Clara, anzi basta che gli dici Clara, lui sa. Tu non sei di qua vero? Che ci fai a Roma?” Le racconto della mia presentazione. “Voglio leggerlo“, mi risponde. “Lo trova solo su Amazon” rispondo io dispiaciuta di non avere con me una copia per potergliela regalare, mi stava simpatica Clara.

Ma io ho Prime“. Risponde. 85 anni, Prime? Ho capito bene? “Sai, non vedo molto bene i tasti del computer e quindi ci pensa Veronika a farlo per me. Però io leggo, molto, e se non ho libri da leggere faccio le parole crociate. Il cervello ce l’ho buono. Ma adesso avrò il tuo libro da leggere”. Si rivolge a Veronika: “Veronika, segnati per favore il nome del libro e anche il sito di questa bella signorina.”

Bella signorina, penso tra me e me, a 46 anni mi piace sentirmi chiamare così da una donna di 85. I capelli bianchi sono raccolti indietro, Clara ha notato che li sto guardando.

La zona di comfort è come una gabbia d’oro, però non ci sono le calze di nylon

Una volta ne avevo tanti e anche più lunghi dei tuoi. Io sono nata in Vaticano sai? Una Gabbia d’oro. Fuori c’era la guerra ma noi dentro non la sentivamo, eppure non potevi uscire se non con gli orari che dicevano loro. E sai cosa odiavo? Mettere i sandali con le calze quelle fino al ginocchio. Anche i miei genitori erano nati lì. Ma io volevo uscire. Sai perché volevo uscire? Volevo tanto le calze di nylon, le avevano portate gli americani, ma lì nella Gabbia d’Oro non potevi metterle. Ha diciotto anni e mezzo sono scappata, ho preso la doppia cittadinanza e sono venuta qui a San Giovanni. La vedi quella casa gialla lì in fondo, sono andata a vivere con i miei nonni. Ma adesso devo riposare e poi Veronika deve ordinare il tuo libro. Sai anch’io ne ho tanti di libri. Ho l’Iliade che ha più di 200 anni, l’ho ereditata e non la vendo sai, ho visto su ebay che mi darebbero anche 10.000 euro ma io non la vendo no, però te la mostro un giorno”

Si gira verso Veronika: “Accendimi una sigaretta“, la prende con la mano destra, anche Veronika se ne accende una, la guardo con disappunto e lei lo nota “A casa non posso fumare, ho le bombole di ossigeno, mica posso far saltare in aria l’intero condominio” Ride mentre le viene un colpo di tosse secca. “Il medico mi ha detto che posso fumarne tre al giorno, è l’unico vizio che mi è rimasto”.

Le chiedo se possiamo fare un video insieme, se posso raccontare la sua storia. “Certo, ma questo è solo un piccolo pezzo bella signorina, forse un giorno scriverò anch’io un libro!” Spegne la sigaretta, Veronika si alza, le porge il braccio e l’aiuta ad alzarsi. Oggi Veronika compie gli anni, l’ho sentito mentre rispondeva ad una chiamata sul suo cellulare. “Tanti auguri Veronika, mi raccomando mi tratti bene la Signora Clara!” Le dico porgendole il bastone di Clara. “Non si preoccupi, le faccio compagnia da tredici anni”, mi risponde prendendo fermamente Clara sotto braccio.

Il caso sono solo puntini legati tra loro quando meno te lo aspetti

Una donna dai capelli corti biondi si avvicina, era nel tavolo accanto, sorride: “Ho sentito la conversazione, stasera dovevo essere alla presentazione del tuo libro ma non ce la faccio. Ma recensisco libri scientifici, abbiamo bisogno di libri scritti in modo semplice, mi occupo di malattie rare, piacere“. Ci stringiamo la mano. Si chiama Francesca Ceradini, è una biologa molecolare e divulgatrice scientifica nonché Direttore scientifico Osservatorio Terapie Avanzate, portale italiano di riferimento per la divulgazione al pubblico in modo semplice delle terapie avanzate come l’editing genomico, terapie che si basano sul DNA, geni e cellule che manipolati creano farmaci per trattare tutta una serie di malattie genetiche, degenerative e tumori. Terapie di cui si sa poco ma che già oggi anche se sembra fantascienza è una realtà, solo che la maggior parte di noi non lo sa. (Non mi suona nuova questa considerazione: quante cose ahimè ci sembrano fantascienza ed invece sono già realtà). Nel 2029 avremo più di 50 terapie avanzate e potremo curare diversamente determinate malattie. Francesca ha scritto il libro “La paura delle biotecnologie“.

Le persone hanno paura di quello che non conoscono

Mentre tessevo la mia ragnatela di puntini vengo interrotta da Francesca: “Le persone hanno paura di quello che non conoscono, questo libro l’ho pubblicato nel 2008, e non è cambiato nulla”. Dice lei con un sorriso amaro. Ed io penso: potremo permetterci tra dodici anni di essere ancora qua con la paura dell’Intelligenza Artificiale? O abbiamo superato la fase dei film dell’orrore? “Sentiamoci, mi piacerebbe recensire il tuo libro, ti faccio chiamare” Si gira e vola via con passo veloce, ha un convegno tra pochi giorni da gestire.

Il mondo è pieno di storie e di puntini da collegare tra loro

Questo è il mio modo curioso di esplorare il mondo, questa la vita, quando inizi a scoprire una storia vicino ne trovi subito un’altra. Non ci sono coincidenze, o meglio, quelle ce le creiamo, non avrei mai conosciuto Francesca e i temi che ci accomunano se non avessi chiacchierato con Clara del suo parrucchiere Paolo. Quartiere San Giovanni. Quante storie in un solo quartiere, in una sola ora.

Mi avvio con i miei puntini in testa, devo andare da Paolo e poi mi aspetta la disputa felice con uno scienziato (Antonio Scala) ed un filosofo (Bruno Mastroianni), ed io sarò lì con il mio libro, e lì dentro le mie storie, e fuori tante altre storie che adesso devo ancora raccontare, ho voluto iniziare da Clara. Il mondo è pieno di storie. Questa è la mia Travel Agility. Questa la mia curiosità di viaggiare nei luoghi, dentro le cose ma soprattutto dentro le persone.

Travel agility: travel within stories

A day in Rome, starting from the San Giovanni district. In Rome I have been there dozens of times but always with the eyes of the tourist and with the desire to see everything in the eternal city there was to see, and every time I felt like I was missing a piece. I had the distinct feeling that only if I had managed to put the place I was visiting in my pocket could I be sure that I had really seen it. Have you ever had the same thought during one of your trips?

The meeting with “The Travel School”

Then the turning point, I met Claudio Visentin and just when I had my book in my head, it was in my mind, in my thoughts, I read everything that had to do with Artificial Intelligence and Emotional Intelligence, I wanted to understand. I was trying to understand which were the truly important agilities, to manage this world or better, this wave of transformation, the one we are fleeing from and at the same time that we are attracted to.

There are things that attract and scare us at the same time

It felt like the same feeling I had as a teenager when I wanted to watch a horror movie with friends. Being afraid together with them, was electrifying, while then at home alone I checked ten times if under my bed there were any strange zombies who with their hand would grab my neck just after turning off the light. Yet I continued to watch horror movies, clearly never ever alone and this despite knowing that I would have to go back to my room that night and the ritual drive-out zombies would restart once again.

This is the feeling I had while thinking about my book and looking around, attracted to science fiction films, those on Artificial Intelligence, from Terminator onwards, as if they had become the new symbols of human fear. I had the book in my head, it just had to come out of me, somehow, like that hand from under the bed, maybe a little less putrefied, at least this was my hope.

Travel, write, read and connect the dots

Once my teenage fascination for horror films was over, I let myself be seduced by travel and on the road I always wrote: diaries, notebooks, pieces of paper, thoughts, observations, poems, lines and lines of ink, pages that I then lost and sometimes found, dirty, covered with some snacks prints that had remained in the bottom of the backpack, sometimes I forgot about them, but inside those lines of ink I was sowing what would have been my dots, my #connectingthedots. I didn’t know that I would call them to that also in my book until I watched and rewatched the famous Steve Jobs Speech video at Stanford University. As I watched that video, those dots connected and united, like a spider web that still didn’t make sense but it soon would. I was still missing a piece. Why did I have the feeling that during my travels I couldn’t put any place in my pocket?

Traveling and writing, two passions that have never left me and reading reading reading, until I fall asleep with the book between the covers. A habit that I have never lost and if, I can’t find my latest book, I know where to go to look for it.

From Gulliver, Luigi Licci’s bookshop in Verona, I saw the poster: The Travel School, writing about travel with Claudio Visentin. In 2009 I had attended Barricco’s evening writing school but I had never finished the novel I wanted to write. Who knows? Maybe that wasn’t my thing and so I signed up, without thinking about it.

You can’t put a place in your pocket, but its stories yes

From September to January 2018. It took me a while, but in December I understood: you can’t put a place in your pocket, but a story yes, if you travel within things, and especially within people. And to do it you have to be tremendously agile, cognitively but also socially, you have to leave your comfort zone, you have to talk to people, know their stories, because every place is made only of inanimate stones and streets, but if you sniff inside scents of stories then that place will be able to tell you a piece of its past, its present but also its future.

85-year-old Clara: technology has no age

That’s how it was in that square of San Giovanni. I was enjoying the sun but I also wanted a hairdresser, my friend Claudia Olivati (for those who don’t know, I dedicated my book to her) I can’t always carry it with me as I wish (since only her hairdo is perfect and will never replaced by a robot). I see this elderly lady sitting in front of a lady in her 50s, Romanian or perhaps Moldovan, and I ask her if she could suggest a hairdresser in the neighborhood. Certainly she didn’t get her hair done by her caregiver, I thought, and she seemed to be a very elegant and distinguished lady. My thought had been the following: that evening I would have the presentation of my book on Facebook and I had to look nice.

“Of course, go to Paolo and tell him that Mrs. Clara sends you, or just say Clara, he knows. You’re not from around here, are you? What are you doing in Rome? ” I tell her about about my presentation. “I want to read it,” she replies. “It’s only on Amazon” I reply, sad that I didn’t have a copy with me to be able to give her, I liked Clara .

“But I have Prime.” She responds. 85 years old, Prime? Did I get that right? “You know, I don’t see the computer keys very well and so Veronika does it for me. But I read a lot, and if I don’t have books to read, I do the crossword. I have a good brain. But now I will have your book to read.” She turns to Veronika: “Veronika, please write down the name of the book and also the website of this beautiful young lady.”

Beautiful young lady, I think to myself, at 46 I like to be called like this by an 85 year old woman. Her grey hair is gathered back, Clara noticed that I am looking at them.

The comfort zone is like a gold cage, but there are no nylon socks

“Once I had many, and even longer than yours. I was born in the Vatican, you know? A golden cage. There was a war outside but we didn’t hear it inside, yet you could not go out except at times they said so. And you know what I hated? To wear the sandals with the socks up to the knee. My parents were also born there. But I wanted to go out. Do you know why I wanted to go out? I really wanted nylon stockings, the Americans had brought them, but you couldn’t put them there in the Golden Cage. At Eighteen and a half years old I ran away, I took dual citizenship and I came here to San Giovanni. You see that yellow house down there? I went to live with my grandparents. But now I have to rest and then Veronika has to order your book. You know I have a lot of books, too. I have the Iliad which is over 200 years old, I inherited it and I don’t sell it you know, I saw on ebay that they would also give me 10,000 euros but I don’t sell it no, but I will show it to you one day “.

She turns to Veronika: “Light me a cigarette”, she takes it with her right hand, even Veronika lights one, I look at her with disappointment and she notices, “At home I can’t smoke, I have oxygen cylinders, I can’t blow it up the entire building in the air.” She laughs as she gets a dry cough. “The doctor told me that I can smoke three a day, it’s the only vice I have left.”

I ask her if we can make a video together, if I can tell her story. “Sure, but this is just a small piece, beautiful young lady, maybe one day I’ll write a book too!” She puts out her cigarette, Veronika gets up, holds out her arm and helps her to get up. Today is Veronika’s birthday, I hear her answer a call on her cell phone. “Happy birthday Veronika, please treat Mrs. Clara well!” I tell her, holding out Clara’s cane. “Don’t worry, I’ve been keeping her company for thirteen years,” she replies firmly taking Clara under her arm.

Chance is only dots tied together when you least expect it

A blonde short-haired woman approaches, she was sitting at the next table, she smiles: “I heard the conversation, I was supposed to be at the presentation of your book tonight but I can’t make it. But I review scientific books, we need books written in a simple way, I deal with rare diseases, my pleasure “. We shake hands. Her name is Francesca Ceradini, she is a molecular biologist and scientific popularizer as well as Scientific Director of the Advanced Therapies Observatory, an Italian portal of reference for the simple public disclosure of advanced therapies such as genomic editing, therapies based on DNA, genes and cells that when manipulated create drugs to treat a whole range of genetic, degenerative diseases and tumors. Therapies of which little is known but that even today even if it seems science fiction is a reality, only that most of us do not know about it. (This consideration does not sound new to me: how many things seem to us science fiction and instead are already reality). In 2029 we will have more than 50 advanced therapies and we will be able to treat certain diseases differently. Francesca wrote the book “The fear of biotechnology”.

People are afraid of what they don’t know

While weaving my web of dots I am interrupted by Francesca: “People are afraid of what they don’t know, I published this book in 2008, and nothing has changed”. She says with a bitter smile. And I think: can we afford, after twelve years, to still be here with the fear of Artificial Intelligence? Or have we passed the horror movie stage? “Let’s keep in touch, I’d like to review your book, I’ll call you” She turns and walks away fast, she has a conference in a few days to arrange.

Il mondo è pieno di storie e di puntini da collegare tra loro

This is my curious way of exploring the world, this is life, when you start to discover a story, you immediately find another nearby. There are no coincidences, or rather, we create them, I would never have met Francesca and the things that unite us if I hadn’t chatted with Clara about her hairdresser Paolo. San Giovanni district. How many stories in one neighborhood, in one hour.

I start with my dots in my head, I have to go to Paolo and then the happy dispute with a scientist (Antonio Scala) and a philosopher (Bruno Mastroianni) awaits me, and I will be there with my book, and my stories are inside that book, and out there are so many other stories that I have yet to tell, I wanted to start with Clara. The world is full of stories. This is my Travel Agility. This is my curiosity to travel in places, within things but above all within people.