Worldschooling

Vivere è il mestiere che voglio insegnarti


Nel 1762 Rousseau ha formulato il senso dell’educazione con una semplice frase:” Vivere è il mestiere che voglio insegnargli” e lo stesso Goethe scrisse più o meno dodici anni dopo: “Vuoi vivere felice? Viaggia con due borse, una per andare, l’altra per ricevere”. 

Ci sono molti modi per imparare, tra i banchi di scuola o a casa con l’educazione parentale e ce ne sono altrettanti per viaggiare. Uno solo mette insieme le due cose: il Worldschooling

Viaggiare nel mondo per imparare a vivere e conoscere il diverso, viaggiare per portarsi a casa nella famosa seconda valigia quello stesso mondo che si è esplorato con occhi curiosi.

Come molte famiglie, ho iniziato anch’io a viaggiare per visitare altri paesi, ho soggiornato in Club All Inclusive e ho fatto la mia crociera sulla Norvegian Cruise da Venezia fino alla Grecia con mio figlio che non vedeva l’ora di andare sullo scivolo della nave e ingozzarsi di gelato al buffet aperto ventiquattro ore su ventiquattro. Anch’io ho prenotato il mio piccolo appartamento in Costa Smeralda e mi sono fatta i drink al piano bar di un albergo a Jesolo. 

Ho girato con due valigie, ma non perché una era vuota ma perché venticinque chili non bastavano e neppure trentadue. Ho barato al check-in tenendo il manico in mano per togliere qualche chilo o mi sono vestita a cipolla e nascosta uno zainetto sotto il braccio cercando di evitare il controllo delle hostess. 

Ho fatto tutto questo fino a quando non ho scoperto che viaggiare con uno zaino mi permetteva di essere più agile, non solo nelle corse tra un check-in e l’altro con un marmocchio che mi correva dietro tirandosi appresso la valigia di topolino, ma perché lasciando a casa le scarpe con i tacchi o la piastra per i capelli, mi lasciavo a casa anche i pregiudizi e i preconcetti: non mi serviva una valigia vuota per metterci dentro le mie esperienze, mi bastava una testa leggera e un cuore aperto.

Le caratteristiche dei grandi viaggiatori della storia sono principalmente tre: sognatori, ribelli e coraggiosi, come noi. Io e mio figlio Alessandro viaggiamo da soli da quando lui ha tre anni, ci perdiamo nel deserto del Damaraland, andiamo in giro in motorino nel Vietnam e saltiamo dentro le cascate delle Azzorre, non senza effetti collaterali lo ammetto. Ustioni, distorsioni e cadute fanno parte del gioco. Viaggiare non è solo un intermezzo pubblicitario dell’anno scolastico ma può diventare vero e proprio apprendimento. 


Un esempio: Worldschooling nelle Azzorre

Ho scelto coscientemente di viaggiare con lo zaino e dormire negli ostelli per insegnare a mio figlio che ci sono molti modi per esplorare il mondo e che viaggiando un mese con lo zaino fai sicuramente più esperienze che in una settimana in un Ressort All-inclusive spendendo la stessa cifra e così siamo partiti per le Azzorre, con dodici chili e mezzo a testa per due mesi: agili nei movimenti ma soprattutto nelle nostre menti. 

Le Azzorre sono isole vulcaniche e selvagge. Forse gli scenari del film “Viaggio nell’isola misteriosa” con Dwayne Johnson sono quelli che più si avvicinano alla magia di quei luoghi. 

Una parola per riassumere le Azzorre: colore. Al posto delle api giganti del film troverai però cespugli di ortensie bianche azzurre e glicine ovunque, cascate verdi alte cento metri, e sentieri tra vulcani spenti che sembrano la jungla delle Amazzoni. E poi il blu intenso dell’oceano, che contrasta con il verde dei laghi all’interno delle caldere.  

Le isole sono nove, il nostro intento era visitarne quattro: St. Miguel, Faial, Flores e Corvo. Il tempo condiziona i viaggiatori e anche i suoi abitanti; in inverno, a volte, rimangono bloccati per settimane sulla loro piccola isola sperando di non aver bisogno di un ospedale. L’ultima isola, Corvo, quella più ad occidente, non siamo riusciti a raggiungerla per il maltempo, né con la barca né con l’aereo. Un buon motivo per tornarci e visitare anche le altre cinque.

Bevi la vita e non sprecarne neppure una goccia

Ogni isola ha la sua peculiarità. Da Sao Miguel ci siamo portati a casa il profumo delle ananas del mercato di Ponte Delgada e i colori dei laghi cristallini all’interno delle caldere che si possono ammirare dal Miradouro da Grota do Inferno, in mezzo alle distese di lauro e ortensie. 

Siamo scesi lungo le pendici della caldera del lagoa do Fogo tra foglie giganti e fiori tropicali fino alla spiaggia del lago. Non una semplice passeggiata, bensì un trekking di sei ore tra scendere e risalire arrancando tra piante ed arbusti. Arrivati sulla spiaggia e il silenzio, interrotto solo dal cinguettio del raro Ciuffolotto delle Azzorre, che i locali chiamano anche il Priolo. L’aria è fresca, il profumo delle piante selvaggio e l’unico rumore è quello dei rari Fringillidi che catturano l’attenzione di Birdwatcher da tutto il mondo. Il tempo cambia in fretta e risalendo abbiamo preso la pioggia, un K-Way nello zaino fa parte dell’equipaggiamento da non scordare, la borraccia vuota ma in nostro soccorso ci sono venute le foglie giganti lungo il sentiero. 

Così è la vita: cadere sette volte e rialzarsi otto

Ci vuole circa un’ora di volo per arrivare dall’isola di Sao Miguel a Faial: l’isola con vista su Pico, il vulcano che si erge nell’isola di fronte e che si può vedere dal porto di Horta.

Faial la ricorderemo per le gite a cavallo ma anche la caduta, la paura e il rialzarsi

Stavamo cavalcando al tramonto lungo la costa est dell’isola con il vento tra i capelli e il rosso del tramonto negli occhi. Alessandro era dietro di me, lo sentivo ridere, poi un urlo, il tonfo, lui a terra che piangeva, il mio cuore si è fermato, forse anche il respiro. Il viso gli sanguinava ma per fortuna aveva il casco e le gambe le muoveva. Non sono scesa da cavallo, sono semplicemente saltata giù con un balzo e mentre la nostra guida Aleandro correva a chiedere aiuto, a piedi, perché tutti e tre i cavalli erano fuggiti via al galoppo. Io ero lì, in ginocchio sulla sabbia, con il viso di mio figlio sul petto, il sole stava sprofondando nel blu dell’oceano e dopo che lui ha smesso di piangere le lacrime sono venute a me e singhiozzando ho detto: “Amore scusa, forse non dovrei farti fare tutte queste cose avventurose”. Tra le lacrime e un mezzo sorriso mi ha guardato e mi ha risposto: “Ma questa è la vita mamma”. Non so se fosse l’emozione, l’orgoglio per il suo coraggio o la paura appena passata, ma il mio petto si è gonfiato ancora di più e ho pianto di gioia, dolore e sollievo, tutti i sentimenti che potevo provare li ho fatti cadere come un secchio d’acqua tra la terra e gli arbusti di una collina di Faial.

Una volta accettati i nostri limiti possiamo superarli

Da Faial siamo volati a Flores, l’isola delle cascate. Le cascate rappresentano la forza sublime della natura e hanno il potere di sedurti e incantarti allo stesso tempo. Una delle cascate imperdibili è Poco do Bacalhau, alta 90 metri e circondata da ortensie e antichi mulini. Alla fine del sentiero l’acqua forma un piccolo lago e un tuffo nell’acqua fredda è in grado di far entrare nei pori la potente l’energia che l’isola trasmette. Da un lato vedi l’acqua che scende impetuosa lungo le rocce tra le montagne verdi e dall’altro l’acqua che scorre verso l’Atlantico. 

Flores è anche l’isola per eccellenza delle Azzorre per il Canyoning per la sua varietà di percorsi: da quelli più semplici a quelli caratterizzati da forti pareti verticali, così ci siamo avventurati nel WestCanyon.

Esplorare l’isola calandosi tra le rocce di una cascata è un cambio di prospettiva. È come se la vivessi da dentro, come se stessi viaggiando all’interno di un corpo umano e toccassi con mano le pareti di un ventricolo del cuore. Il profumo della natura penetra la muta e si appiccia sulla pelle come la resina sulla corteccia degli alberi.

Qui abbiamo imparato a fidarci di una guida esperta e a saltare quando ci diceva di saltare, a fare quel passo in più uscendo dalla nostra zona di comfort. Uno sforzo non da poco per la sottoscritta: il rischio lo devo poter calcolare e faccio fatica a fidarmi ciecamente di qualcuno, anche quando ne sa sicuramente più di me.

Il Worldschooling è una scommessa e una sfida allo stesso tempo, la prima scommessa è con te stesso, la sfida è invece nei confronti dei tuoi limiti, delle tue credenze e pregiudizi.

L’esperienza è il solo insegnante in cui possiamo confidare

Questa frase la disse Leonardo da Vinci e il Worldschooling è esperienza di vita per antonomasia.

Non sono sola in questo approccio al viaggio come “scuola nel mondo”. Ci sono famiglie che partono con l’intento di fare nove mesi e dopo tre anni si trovano ancora a pedalare tra le Ande come la Biocycling HappyFamily veneta di Seba e Alberta che con le loro due figlie sta percorrendo l’america da sud a nord ed ora in questo momento si apprestano ad entrare in Guatemala per poi arrivare in Messico con tutti gli impresti e le incertezze e i pit stop obbligati che la pandemia ha portato. All’estero il concetto di Worldschooling è decisamente più conosciuto e vi è una intera community anche sui social media che si è creata intorno a famiglie come quella di Denning con i suoi sette figli di ExtraordinaryMylife o Evie, la mamma single australiana, che con la figlia Emmie ha girato Europa ed Asia zaino in spalla e dopo averne scritto un libro, ha deciso di non fermarsi. 

Famiglie come me, ispirate dal principio che viaggiare è esperienza di vita e apprendimento. Famiglie che partono con le famose due valigie e la seconda delle due la stanno ancora riempiendo.

Un ultima riflessione: perché viaggiare aiuta a sviluppare le agilità del Digital Mindset?

Chiariamo prima un aspetto importante; la differenza tra agilità, competenza e conoscenza. La conoscenza è quello che sappiamo, quello che ci insegnano a scuola. La competenza è quello che so fare, ho imparato a fare i calcoli di matematica e so fare un disegno per un progetto di una casa ad esempio. L’agilità mette insieme le due cose e va oltre, l’agilità è quello che sono rispetto a quello che so e che so fare, ma anche quello che sono rispetto al mondo intorno a me. E fin qui ci siamo.

Un riassunto super stringato di quelle che sono le cinque agilità del Digital Mindset:

  1. Behavioral agility: quel minimo di conoscenza tecnologica che devi assolutamente avere per muoverti non solo nel mondo del lavoro ma quella che ormai è diventata una società ed un mondo digitale. Come fai a viaggiare on the road senza usare la tecnologia?
  2. Cognitive agility: è quella agilità che mi permette di collegare i famosi puntini, di vedere le connessioni tra le cose e costruire idee nuove sul mondo ma anche idee innovative. In super sintesi potremmo dire che è la capacità di “pensare bene”, ovvero in modo utile, creando valore con i nostri pensieri.
  3. Social agility: Potrebbe sembrare una agilità di quelle che vengono chiamate “soft” invece è più hard che mai. Più avanti va la tecnologia e più dobbiamo diventare umani migliori, almeno che non abbiamo intenzione di farci rimpiazzare da un robot che magari pure ci comanda con un telecomando. Parliamo quindi di social human agility, quella delle relazione buone, con le “gute Leute” (persone buone) di cui parlava Goethe. Persone buone per il nostro equilibrio psicofisico ma anche buone per le nostre menti. Persone che ci fanno crescere, che ci stimolano, che danno valore alla nostra vita e con le quali instaurare comunità di valore. Social agility significa anche social media agility, perché in questo mondo di realtà aumentata mondo reale e mondo digitale si fondono e la nostra identità si allarga, aumenta appunto. Ma questo è un tema di cui parlo nel secondo libro…. work in progress. Viaggiamo per sfregare il nostro cervello contro quello degli altri, più social di così! E poi magari andiamo pure ad incontrare invece che gli amici di penna, quelli di Facebook ed instagram, se sono veri chiaramente, gli avatar dei profili fake rimarranno a chattare da soli confinati nel loro mondo parallelo.
  4. Change agility: Cambiamento, di certo questo non ci manca, che lo vogliamo o no, il cambiamento fa parte della nostra natura e della nostra evoluzione. Possiamo subirlo passivamente o gestirlo produttivamente diventandone protagonisti. In viaggio i cambiamenti sono dietro l’angolo e bisogna essere flessibili nel gestirli e mantenere anche una certa ironia per non farsene un cruccio troppo grande.
  5. Travel agility: questa è la regina delle agilità perché allena tutte le altre quattro in un colpo solo. Prima ancora di viaggiare il viaggio lo devi organizzare e la tecnologia accompagnerà non solo le prenotazioni ma anche i suggerimenti sui luoghi da visitare e il tuo stesso percorso almeno che anche il GPS non faccia cilecca come è successo a noi nel Damaraland ma anche perdersi fa parte del viaggio come della vita. L’importante è ritrovarsi. Quindi ricapitolando: quando viaggi devi saper usare la tecnologia, devi saper connettere i puntini e le esperienze, devi saper cambiare programma e devi aprirti alle persone che incontri, se quella famosa seconda valigia vuota la vuoi riempire di esperienze, emozioni e visioni del mondo diverse e arricchenti.

Nel mio libro “Nemmeno gli struzzi lo fanno più. Vivere bene con l’intelligenza artificiale” (Amazon) ho descritto in modo più approfondito quali sono le cinque agilità importanti del Digital Mindset, quelle che servono per vivere bene il nostro futuro e quanto sia importante la capacità di disimparare quanto è diventato obsoleto per lasciare spazio al Nuovo. Quando viaggiamo andiamo ad incontrare e ad esplorare come vivono queste agilità le varie popolazioni, come imparano e come gestiscono il cambiamento. Quando vai A Scuola nel Mondo c’è una sola regola: tornare diversi da prima, con nuove idee e nuovi #connectingthedots. Torniamo sempre più ricchi, dentro le nostre menti e dentro i nostri cuori. La famosa seconda valigia, appunto.

Perché parlare adesso di viaggiare?

Perché ora stiamo vivendo un cambiamento epocale, prima lo comprendiamo e prima potremo intrecciare nuovi modi di stare insieme. Digital transformation e Sostenibilità vanno di pari passo, il Digital Mindset deve diventare Global Mindset. Sviluppare le nostre organizzazioni, costruire società diverse, creare nuovi modi di stare al mondo ma soprattutto realizzare il futuro che vogliamo, serve questo per creare un mondo sostenibile, non solo dal punto di vista ecologico ed economico ma anche sociale. Con il Virus corriamo un grosso rischio, quello di chiuderci nei confini delle nostre menti ancor prima di quelli del nostro paese e purtroppo la stupidità globale non ha un vaccino come antidoto.